I SENTIERI DELL'ASINARA

 

N 1) SENTIERO DEL GRANITO ( vedi le foto )

 

Il sentiero del granito si percorre lungo la strada sterrata a destra (est, dando le spalle al mare) rispetto al piazzale del molo di Fornelli. Al primo stagno retrodunale, che si incontra dopo qualche centinaio di metri, si tiene la sinistra (nord) e si sale verso Santa Maria: Arrivati alla sommità della collina, si discende verso Punta Barbarossa (sud-est), dove è presente un sentiero marino attrezzato. Da qui inizia (nord) il “mondo” del granito dell’Asinara, accompagna l’escursionista per tutto il percorso. Un segnale indica la conclusione del tratto ciclabile. Tra la macchia ed il mare si incontrano ben 3 cave di granito, ancora con alcuni attrezzi di lavoro e strutture artigianali di riparo. Nella parte finale, a sud di Cala Sant’Andrea, si costeggia lo specchio d’acqua salmastro e si ritorna sulla strada cementata fino a ritrovare il punto di partenza.

 

 

N 2) SENTIERO DEL CASTELLACCIO

 

Proseguendo dal molo verso il carcere di Fornelli (nord), ci si incammina per il Sentiero del Castellaccio, struttura medievale semidiroccata, che domina la piana e tutto lo stretto di Fornelli. Superato il dosso della strada di cemento, si svolta a sinistra (ovest), seguendo le indicazioni per il castello e gli indicatori di sentiero. Lo spiazzo della sorgiva, dopo circa un chilometro di salita, è il parcheggio per biciclette e altri mezzi. La salita è un po’ ripida ma piacevole.Si arriva alla sommità in meno di un’ora.

L’edificio si presenta come un forte a doppia tenaglia, con diverse torri angolari. La pianta ha forma vagamente esagonale,costituita da una parte meridionale quadrangolare in cui, a fianco di uno sperone, si apre la porta. Il settore nord, invece, si adatta alla conformazione rocciosa del picco, sviluppandosi in maniera poligonale. Il sistema costruttivo è abbastanza simile a quello delle torri costiere isolane. Le mura esterne, alte in media circa 11 metri, raggiungono in certi lati anche i 13-14 metri. Dall’ingresso, difeso da una garitta, si accede ad un piazzale in cui sono presenti alcuni edifici diroccati, tra cui uno rettangolare di grandi dimensioni, forse l’alloggio dei torrieri. Questi disponevano di un osservatorio ampiamente spaziante verso il Golfo dell’Asinara sino a Capo Testa. Erano in contatto con le torri dell’isola Piana,Falcone,Pelosa,Saline,Porto Torres,Trabuccato.  Secondo alcuni studiosi il “Castellaccio” fu costruito in età medioevale, pare dai marchesi Malaspina, signori di Osilo e di Bosa; secondo altri fu fondato dai Doria di Genova. Secondo altri ancora, invece, venne edificato dal famoso corsaro Barbarossa nel XVI secolo. Attualmente viene utilizzato come punto di vedetta antincendio e sorveglianza del Parco, mentre la visita non è esente da rischi, per cui occorre essere accompagnati dalle guide autorizzate.

 

 

N3) SENTIERO DELL’ACQUA

 

Dal pontile d’arrivo e dal piazzale antistante il Centro Visita di Fornelli, subito sulla sinistra (ovest), seguendo l’indicazione di Punta Salippi, inizia la sterrata del Sentiero dell’Acqua.

L’acqua nelle sue varie espressioni, quella del mare, quella dolce di collina, gli stagni salmastri costieri, i ponticelli, i pozzi, gli abbeveratoi, le sorgenti, le piccole dighe, i serbatoi e le infrastrutture tecnologiche, accompagneranno il facile percorso, accessibile a tutti, percorribile a piedi e in bicicletta senza grandi sforzi. Quasi ad un terzo del percorso, la Postazione, vecchia struttura di guardia oggi recuperata al suo colore originale, può essere un ottimo punto di sosta per apprestarsi ad un bagno nelle fresche acque di Fornelli. Continuando per il sentiero (nord), dopo un’ampio percorso sulle falesie del Mare di fuori (nella Tanca Cavallo), si prende la direzione sud-est per incontrare successivamente la diga, le strutture dell’acquedotto e del vecchio potabilizzatore e, oltre il supercarcere di Fornelli, un altro piccolo invaso collinare e un depuratore non più in uso. Nella piana di Fornelli sono presenti vari ruderi storici: tra di essi anche una chiesetta costruita nei primi anni del 1900, con un piccolo campanile a vela ed un recinto quadrangolare, che individua un piccolo cimitero.

 

 

N 4) SENTIERO DEL MUFLONE

 

Circa a metà strada tra Fornelli e La Reale, oltre i punti panoramici di Cala Sant’Andrea e Cala di Scombro di dentro, si trova la deviazione sterrata per il  piccolo insediamento di tipo rurale di Tumbarino. Il complesso è caratterizzato da piccoli edifici carcerari ad un piano ed altri, più grandi, utilizzati in passato come magazzini e depositi. Presso Tumbarino, è stato ripristinato un vecchio percorso circolare che parte e arriva dal piccolo borgo, dove è allestito l’Osservatorio Faunistico. Il percorso denominato Sentiero del muflone,è particolarmente interessante da un punto di vista naturalistico; oltre ai mufloni, è possibile vedere con facilità cinghiali, corvi, pernici sarde e colonie di gabbiani e marangoni dal ciuffo, nidificanti presso le isolette di Cala di Scombro di dentro. Si tratta di un luogo ideale per svolgere attività di bird-watching, soprattutto durante il periodo primaverile e autunnale,quando è possibile seguire il passaggio delle specie migratorie tra l’Europa e l’Africa.

 

N 5) SENTIERO DELLA MEMORIA

 

Dal complesso di Cala Reale con il molo allineato alla scalinata, i giardini e l’ingresso del Plazzo Reale, oggi sede del Parco e del Ministero dell’Ambiente,proseguendo verso l’interno inizia il Sentiero della Memoria, un percorso a ritroso nel tempo, alla scoperta delle tracce umane antiche e recenti. Si incontrano, risalendo la strada cementata verso il piccolo nucleo della Reale, La Casa del Direttore Sanitario, riconoscibile dalle alte palme nel giardino, una scuola, gli alloggi per agenti, un ufficio postale, ormai tutti dismessi. Continuando per la strada sterrata a sinistra (ovest) si raggiunge il complesso di Campo Faro, un piccolo insediamento costituito da edifici all’interno di una cerchi amuraria; all’esterno è presente una caserma, ormai abbandonata, con decorazioni alle cornici delle finestre. Nei pressi di Campo Faro è localizzato i piccolo cimitero, detto Cimitero degli Italiani.

Il sentiero giunge (verso sud-ovest) sino a Campu Perdu, diramazione sorta come colonia penale a vocazione agricola. L’edificio più importante è il carcere quadrangolare, con celle e spazi comuni disposti sui tre lati della cinta muraria. Il colore prevalente è il bianco. Di fronte si trova la ex caserma degli agenti, un grosso edificio ad un piano. Proseguendo sono individuabili due alloggi e le strutture destinate ad uso agricolo: la stalla, il deposito foraggio ed un’officina.

A Campu Perdu è possibile visitare inoltre le domus de janas, ossia tombe prenuragiche, l’Ossario Austro-Ungarico, con la spoglie di oltre 5.000 prigionieri della Prima Guerra Mondiale, e la piana che ospitava nel 1916 l’accampamento di malati e soldati, e oggi ruderi, e ancora stalle, depositi, caprili ed ovili, riconoscibili tra i muretti a secco.

 

N 6) SENTIERO DELL’ASINO BIANCO

 

Un altro percorso che parte da Cala Reale è il Sentiero dell’Asino Bianco. Caratteristica esclusiva del Parco, l’asino bianco è numeroso in varie parti dell’isola; in questa zona è particolarmente confidente, anche in branchi con alcuni asini grigi. Lasciate le strutture della Stazione Sanitaria Marittima, si incontrano (est) i cosidetti Periodi, sorti per ospitare i malati infettivi che superavano le diverse fasi delle cure: il Primo Periodo, recentemente ristrutturato e adibito ad usi governativi (mensa, caserma carabinieri e uffici demaniali); il Secondo Periodo, caratterizzato da diversi edifici rettangolari disposti in maniera simmetrica, con asse riferito alla Casa del Direttore Sanitario, l’unica posta sul lato sud rispetto alla strada e caratterizzata da alcuni elementi decorativi; il Terzo Periodo o Trabuccato, con edificio carcerario caratterizzato dalla tipologia a corte interna circondata su tre lati dalle strutture penitenziarie. Si riconosce i presidio degli agenti, la sal colloqui e quella del telefono; in più punti del muro di cinta, tratti di recinzioni in filo spinato. Verso la collina si individuano alcuni edifici destinati ad alloggi ed una caserma dei carabinieri. Proseguendo sulla strada verso est ed il mare, si incontrano le strutture agricole della Cantina e la torre costiera. Più avanti (nord), nella Cala delle Barche Napoletane, è localizzato un sentiero marino.

 

 

N 7 SENTIERO DEL LECCIO

 

Dal borgo di Cala d’Oliva si percorrre (nord) la strada sterrata che dall’ex carcere della Diramazione Centrale arriva a Case Bianche, struttura carceraria a corte aperta, con muri di colore bianco che contrastano l’azzurro di porte, infissi ed inferriate. A partire da Case Bianche il paesaggio cambia completamente, e ricorda quello delle zone interne della Sardegna. Questo è il Sentiero del Leccio, con aree di sosta e ristoro, sorgive e canali d’acqua che scorrono tra il lecci. Alla sommità, la Caserma dell’Ente Foreste, di colore rosa, e l’Osservatorio Botanico di Elighe Mannu, costituito da alcuni edifici disposti asimmetricamente in un punto da cui si può godere di una straordinaria veduta panoramica. Varianti sono la salita verso Punta Scomunica (ovest), la cima più alta dell’isola, con paesaggio inconsueto e unico e, per chi se la sente, la discesa verso Cala d’Arena e Punta dello Scorno (est) oppure verso Maestre Serre e Case Zonca (sud-est).

 

 

N 8  SENTIERO DEL FARO

 

Se da Cala d’Oliva si seguono le segnalazioni per Punta Sabina (nord) si percorre invece il Sentiero del Faro, di cui Cala dei Ponzesi è una breve variante “balneare”. La strada sterrata per Punta dello Scorno costeggia in quota le falesie sul mare, tra enormi e rotondeggianti cespugli di euforbia, in mezzo ai quali non è difficile osservare l’ultima popolazione di asino grigio sardo allo stato di totale feralità.Oltrepassata Cala d’Arena e la torre costiera, si arriva al faro di Punta dello Scorno, struttura “inquietante” per la sua austerità e solitudine, punto di riferimento per tutte le rotte del mare di Sardegna. Una deviazione (sud-ovest) porta ai ruderi dell’ex-Semaforo,vecchia stazione metereologica dell’Aeronautoca, oggi posatoio per falchi.

Da cala d’Oliva può essere percorso un ulteriore sentiero (sud) verso la torre omonima e il cannone, sino a raggiungere un piccolo pioppeto non autoctono, luogo di sosta e d’ombra fresca anche in piena estate. 

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