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 Tutti gli operatori che esercitano l’attività all’interno del Parco rispondono ai requisiti della Legge Regionale 9/99, ed hanno istruttori e guide subacquee autorizzate ad operare nell’isola dell’Asinara.

L’attività di immersione viene svolta nei siti di maggiore interesse, quali le secche di Punta Lunga, Punta Trabuccato, Punta Sabina, Punta dei Corvi, Punta Salippi, Punta Agnadda, Punta Tumbarino, Punta Grabara, Punta Nave-Candelieri, Punta Sabina-Punta dei Corvi, Punta Capone-Cannapilu, segnalate da apposite boe sommerse, poste a – 3 m di profondità, gestite dagli stessi operatori, che consentono l’ormeggio delle imbarcazioni.

Prima dell’immersione l’operatore fornisce ad ogni gruppo informazioni comportamentali e di conoscenza degli organismi più noti e vulnerabili.

Ogni immersione è effettuata da un massimo di sei partecipanti con due accompagnatori (istruttori o guide subacquee), uno che apre il gruppo e l’altro che lo chiude; alcuni operatori, per rendere più suggestiva l’immersione, sono dotati di sofisticati strumenti di comunicazione subacquea (mascheroni ed auricolari). Ogni Centro di immersione può accompagnare un massimo di 12 partecipanti, 6 per immersione.

I centri sono anche disponibili per attività di snorkeling lungo i sentieri marini attrezzati dal Parco.

L’immersione subacquea nell’area marina protetta dell’isola Asinara è forse l’attività che più di ogni altra riesce a far apprezzare l’integrità dei popolamenti e dei paesaggi sommersi e far vivere un contatto diretto con il mare e le sue specie più caratteristiche. Per offrire a tutti i subacquei la possibilità di scegliere tra immersioni con diverso grado di difficoltà, per rendere più sicura l’immersione e per ricevere tutte le informazioni corrette sulle specie, sui popolamenti e sui regolamenti del Parco, è necessario utilizzare il servizio offerto dai Centri di Immersione autorizzati dal Parco.

I siti vengono proposti e condivisi attraverso un’azione sinergica tra il Parco e gli operatori stessi che, nell’ambito delle aree individuate, hanno il compito di descrivere e monitorare i popolamenti biologici e individuare il sito ottimale anche da un punto di vista tecnico; solamente quando è completato il lavoro e definito il punto, viene autorizzato il posizionamento delle boe di ormeggio e comunicato agli Enti preposti alla sorveglianza le coordinate geografiche.

Tutte le immersioni sono caratterizzate dalla presenza di una ricca ittiofauna: sono frequenti anche a bassa profondità e con notevoli dimensioni specie altrove ormai rare, come cernie brune, corvine, dentici e orate; all’Asinara non è necessario alimentare gli animali, anzi questo è rigorosamente vietato dal regolamento del Parco, per non modificare le abitudini comportamentali dei pesci.

 

 

Punta Barbarossa e Punta Lunga  dove, in fondali compresi entro i -15 m di profondità è possibile osservare popolamenti ad alghe fotofile tipiche dell’infralitorale ben illuminato, come Acetabularia acetabulum, Padina pavonica, Dasycladus vermicularis, Halopteris scoparia. Da un punto di vista geomorfologico sono presenti rilievi isolati di graniti a forma di inselberg, molto fessurati e con canali di erosione lungo le linee di frattura. I frequenti anfratti sono colonizzati da spugne ed altri animali incrostanti, mentre nelle ampie zone sabbiose si afferma la prateria a Posidonia oceanica, con tutte le specie associate (stelle, ricci, polpi e diverse specie di pesci - labridi e sparidi). È un’immersione consigliata soprattutto ai subacquei meno esperti ma anche a coloro che quando soffiano i venti provenienti dai quadranti occidentali, non vogliono rinunciare ad un’immersione nel mare dell’Asinara.

Punta Trabuccato immersione non difficile ma molto particolare perché effettuata su una secca rocciosa situata all’interno di una prateria estremamente densa che per la ricchezza in specie bentoniche (per lo più alghe e invertebrati), funge da polo di attrazione per diverse specie pelagiche; non è raro l’incontro con dentici, orate e lucci di mare alla ricerca delle loro prede.

Punta Cappone e Punta Cannapilu : area di immersione ancora in fase di studio; la profondità massima è di 28 m, con fondali misti costituiti da roccia e sabbia, dove è possibile osservare varie tipologie di paesaggi vegetali e alcune specie di passo, come piccoli tonni e ricciole.

Punta Sabina ( vedi il filmato ): sicuramente il sito più conosciuto per essere stato ripetutamente descritto sulle riviste specializzate. Durante l’immersione - profondità massima 25 m - è certo l’incontro con diverse specie altrove quasi scomparse, come due specie di cernia, la bruna (Epinephelus guaza) e l’alessandrina (E. alexandrinus), la corvina (Sciaena umbra) e numerosi banchi di lucci di mare (Sphiraena sphiraena).

Punta dei Corvi ( vedi il filmato ): sito di grande interesse situato su un fondale granitico, molto fessurato e caratterizzato da frane di crollo, spugne e briozoi che si alternano ad alghe fotofile, in relazione all’esposizione delle pareti; più al largo, dopo una fascia di prateria, inizia una piana sabbiosa bioclastica. Tra i 12 ed i 18 m di profondità è presente un pianoro granitico con dentici, lucci di mare ed una popolazione di almeno 15 cernie brune di grandi dimensioni, che rendono l’immersione unica ed emozionante.

Punta Grabara : un percorso facile che interessa le falesie sommerse di roccia metamorfica; il fondale è caratterizzato da forme varie: cunicoli, ampie franate di crollo a grossi blocchi arrotondati, grottini, con una flora e fauna bentoniche che risentono delle condizioni di mare aperto. Tra le specie più frequenti in tana: polpi, aragoste, murene, gronchi e, in ambiente libero, ricciole e dentici.

Punta Sa Nave e I candelieri : sito dove è possibile programmare diversi itinerari, alcuni semplici e compresi entro i -18 m, ed altri più impegnativi, sino ai 35 m di profondità, dove è facile l’incontro con cernie ed aragoste. Verso il largo è presente un’importante franata di crollo di grossi blocchi, al cui piede si notano concrezionamenti ad alghe calcaree ascrivibili alla biocenosi coralligena, mentre più in profondità inizia la piana sabbiosa con detritico costiero.

Punta Tumbarino ( vedi il filmato ): questo sito prevede la discesa sino ai 36 m di profondità; le correnti di fondo rendono l’immersione impegnativa, ma l’ambiente ripaga ampiamente dello sforzo fisico, per le grandi alghe bru­ne e rosse calcaree, per gli animali sessili filtratori, tra cui i gorgonacei, per le diverse specie di spugne a portamento eretto, e per i sospensivori come lo spirografo. Un’altra secca, più a nord, denominata Panettone, ha il cappello a 8 m e, durante la discesa, nei suoi anfratti si osservano murene, gronchi, aragoste e pastenule.

Punta Agnadda ( vedi il filmato ): questo sito è quello più esposto al maestrale ed è caratterizzato da una morfologia estremamente varia sino ai 30 m di profondità; è possibile riconoscere un piede di falesia con piattaforma basale intorno ai -12 m, in parte occupato da grossi blocchi di crollo; intorno ai -15 m sono presenti dei tratti con posidonia che, nella parte più profonda dell’immersione, lasciano il posto ad ampie distese sabbiose bioclastiche. Nel corso dell’immersione è possibile osservare pastenule, corvine e, a partire da 30 m di profondità, numerose aragoste, che occupano anfrat­ti e grot­tini.

Punta Salippi , un sito dal fondale roccioso metamorfico che discende tra franate e falesie sino a -34 m; lungo il percorso è facile osservare cernie, aragoste, murene e dei grandi gronchi, chiamati “pali della luce”, che sembrano aspettare nelle loro tane il passaggio dei subacquei.

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