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Pelagia Noctiluca ,  la medusa conosciuta come medusa luminosa  fotografata a Cala Sabina

È comune nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico orientale fino al Mare del Nord; è stata citata nelle cronache  per la sua abbondanza nei nostri mari in alcuni periodi e per le dolorose irritazioni che provoca se sfiorata.È una specie pelagica ma nel periodo autunnale e primaverile si avvicina alla costa.

Ombrello marrone-rosato o rosa-violetta di circa 10 centimetri di diametro, traslucido, composto da 16 lobi da cui partono 8 lunghi tentacoli retrattili, molto urticanti e semi-trasparenti, che partono dai bordi e si possono estendere fino a 10 metri. I tentacoli orali, dello stesso colore dell'ombrello, sono lunghi fino a circa 30 centimetri

La stelle marina è presenti in tutti i mari del mondo ; sull'isola dell'Asinara è frequenta vederla in bassi fondali

 

La stella marina passa la maggior parte della sua giornata in cerca di cibo. Possono ingoiare piccole prede intere ma alcune possono rovesciare lo stomaco all'esterno della bocca, farvi aderire animali anche grandi e digerirli esternamente.

Nonostante la sua bellezza, la stella marina viene definita come uno degli abitanti più voraci dei fondali marini.

 

La cernia bruna, Epinephelus marginatus, è sempre molto ammirata, e viene considerata la “regina”dei pesci del Mediterraneo, assieme alle altre cernie E.alexandrinus, E. aeneus e Polyprion americanus.

Vive su fondali di varia natura, anche se predilige quelli rocciosi, tra la superficie ed i 120 mt di profondità. Si tratta di predatori, continuamente alla ricerca di pesci, crostacei e cefalopodi; hanno un comportamento gregario e non strettamente sedentario.

Il corpo è massiccio, di forma più o meno ovale, con un’ampia bocca, tipica della famiglia dei Serranidi. La colorazione è normalmente marrone, macchiettata da disegni più chiari.

Questi pesci possono raggiungere un metro e mezzo di lunghezza, anche se sono più comuni dimensioni comprese tra 20 e 80 cm.

Lo sviluppo sessuale è ermafrodita proteroginico, ossia prima raggiunge la maturità sessuale come femmina (intorno al nono anno di vita e 40 cm di lunghezza), successivamente avviene l’inversione sessuale, per cui l’animale (dopo il dodicesimo anno di vita, con circa 80 cm di lunghezza) raggiunge la maturità maschile.

La cernia è una delle prede maggiormente ambite dai pescatori subacquei e questo in molte aree ne ha determinato una drastica riduzione; la mancanza degli esemplari di maggiori dimensioni che rappresentano i maschi, ha determinato dei problemi nei rapporti tra i sessi al momento della riproduzione.

Nei mari dell’Asinara la cernia, al contrario, per l’equilibrato rapporto tra i due sessi, può ancora essere considerata la vera ed incontrastata “dominatrice” dei fondali.

 

Le differenze morfologiche, che caratterizzano i due versanti dell’isola dell’Asinara, determinano una varietà elevata di macro e micro habitat, che si riflette sulla componente biologica associata.

In particolare, la limitata profondità e pendenza dei fondali orientali e le caratteristiche meteo-marine di questo versante favoriscono lo sviluppo di estese e ben strutturate praterie a Posidonia oceanica, che rappresentano gli elementi tipici di questa parte dell’isola.

La posidonia è una pianta endemica del Mediterraneo, costituita da lunghe foglie nastriformi riunite in fasci. Le foglie giovani, centrali, sono caratterizzate da una colorazione verde chiara, mentre quelle più vecchie assumono tonalità verde scuro e brunastro. I rizomi sono profondamente intrecciati e formano particolari strutture denominate matte, che possono presentare per effetto della corrente, canali e altre particolari morfologie. In questo modo le praterie assumono un ruolo fondamentale contro l’erosione costiera, stabilizzando i fondali incoerenti e limitando l’azione del moto ondoso mediante l’apparato fogliare e l’effetto barriera della matte.

La prateria di posidonia presenta una notevole estensione, ed altrettanta frequenza di distribuzione, nell’area compresa tra la Rada dei Fornelli e Punta Sabina, fino alla batimetrica di circa - 35 m, per una superficie di oltre 15 kmq: uno dei posidonieti più importanti dell’intero Mediterraneo. Nel versante occidentale, la posidonia si localizza tra Punta Tumbarino e Porto Mannu della Reale, fino ad una profondità massima di 40 m.

La prateria appare complessivamente in ottime condizioni, e in generale non si segnalano punti degradati, anche se sono presenti piccole aree in regressione per eccessivo ancoraggio, e zone in cui sono riscontrabili tracce di solchi di pesca a strascico.

Lo stato di generale benessere delle praterie di posidonia dell’Asinara è testimoniato anche dall’analisi della struttura, dalla presenza periodica di fiori e frutti e dagli elevati valori di densità fogliare.

Nell’isola si riscontra la presenza di diverse specie di particolare interesse scientifico e naturalistico, come l’alga rossa Lithophyllum lichenoides,

Si tratta di un’alga rossa (Lithophyllum lichenoides) che si rinviene nelle coste rocciose tra l’alta e la bassa marea. Presenta una particolare struttura calcarea, di dimensioni e forma in relazione all’intensità del moto ondoso e dell’esposizione alla luce. Queste formazioni hanno una grandissima importanza ecologica per la conservazione della biodiversità, in quanto presentano microambienti differenti:di superficie, caratterizzati dalla forte insolazione e dalle periodiche emersioni; di cavità e fessure, colonizzati da elementi osservabili anche in altri biotipi superficiali; di strapiombo, continuamente immersi, con popolamenti assimilabili a situazioni di acque più profonde.

La specie, sebbene presente in tutto il Mediterraneo, riesce a formare delle concrezioni di una certa dimensione quasi esclusivamente nel distretto sardo-corso.

La fragilità delle concrezioni, la crescita estremamente lenta (nell’ordine delle migliaia di anni) e la loro regressione ormai accertata a seguito di molte attività dell’uomo, hanno reso necessari degli interventi di tutela attraverso l’inserimento della specie in diverse direttive internazionali.

 

e la patella gigante Patella ferruginea, presenti nella fascia intertidale,

 

La patella gigante, Patella ferruginea, la più grande del Mediterraneo, è ormai presente solo in qualche area protetta. Le dimensioni  sono il principale carattere di riconoscimento di questo mollusco gasteropode che,per esempio, nell’isola Asinara raggiunge i 10 cm di larghezza.

Vive poco al di sotto del livello medio del mare lungo il versante occidentale, ed in alcuni biotipi del versante orientale.

Il nicchio,caratterizzato dalla presenza di costolature piuttosto marcate, aderisce perfettamente alla superficie delle rocce, da dove l’animale si sposta soprattutto quando il mare è agitato, per nutrirsi brucando la componente algale.

Si tratta della specie maggiormente minacciata di estinzione del Mediterraneo, a causa dei crescenti fenomeni di inquinamento superficiale, e per la predazione umana. Questo fatto è aggravato dalla particolare strategia riproduttiva della specie: infatti quando viene raccolta una patella, vengono prese insieme le forme giovanili che vivono fissate alla conchiglia degli adulti.

 

 o ancora la feoficea Laminaria rodriguezii, raro paleoendemismo del Mediterraneo, che vive nelle acque profonde di Punta dello Scorno. In tutto il versante occidentale sono inoltre da ricordare alcuni singolari paesaggi vegetali, dominati dalle grandi alghe brune di origine atlantica, quali Cystoseira, Sargassum, Dictyopteris e Phyllariopsis.

Tra gli anfratti rocciosi sono abbondanti diverse specie ittiche di notevole interesse come corvine, dentici, saraghi, spigole, scorfani e diversi labridi. Lungo tutta la costa è stata inoltre riscontrata la presenza, con esemplari di notevoli dimensioni, della cernia bruna, a profondità minori di quelle alle quali questi pesci sono osservabili in aree non protette. Tra i crostacei occorre ricordare l’aragosta (Palinurus elephas), rinvenibile nella fase adulta a profondità comprese tra 15 e 100 m, e la cicala di mare o magnosa (Scyllarides latus), inserita nella lista delle specie da proteggere in quanto fortemente minacciata dal prelievo indiscriminato. La presenza di una tale varietà di specie, in popolazioni relativamente abbondanti e indisturbate, nonché la varietà e la ricchezza delle comunità bentoniche, costituiscono sicuramente motivo pezr organizzare la valorizzazione dei fondali dell’isola, ed una notevole potenzialità per una fruizione sostenibile dell’ambiente marino.

Occorre infine segnalare, nelle acque prospicienti l’isola dell’Asinara, di numerosi tursiopi ed altri cetacei, tra i quali balenottere e capodogli, che hanno determinato l’inclusione del mare dell’Asinara all’interno del progetto internazionale di conservazione della fauna pelagica del Mediterraneo, denominato Santuario dei Cetacei.

 

 

Il Tursiope o delfino maggiore, Tursiops trucatus, vive nelle acque calde di tutto il mondo; e la specie di cetaceo più conosciuta del Meditteraneo, perché frequenta le aree marine più vicine alla costa. Può raggiungere i  4 m di lunghezza per un peso di circa 350 kg (i maschi sono leggermente più grandi delle femmine).Presenta una colorazione del corpo grigia nella parte dorsale e biancastra in quella ventrale. Il piccolo misura circa 1 m.

Il corpo è possente e muscoloso; riesce infatti a superare la velocità di 30 km/h, restando in apnea per circa 8 minuti.

Si nutre prevalentemente di pesci ( in particolare triglie), crostacei (gamberi) e molluschi cefalopodi (calamari e seppie). Ha una vita sociale caratterizzata da piccoli gruppi, costituiti da 3-10 individui; alcuni sono formati da femmine con i piccoli, altri da maschi, che si uniscono alle femmine solo nel periodo riproduttivo.

Le femmine raggiungono la maturità sessuale intorno ai 10 anni di vita, i maschi poco più tardi; l’accoppiamento e le nascite avvengono generalmente in estate. Dopo la gestazione, di circa dodici mesi, i piccoli restano con la madre per circa due anni, fino al termine dello svezzamento. Il tursiope può raggiungere l’età massima di 40 anni.

Un’attività di grande fascino che è possibile effettuare nelle acque del Parco è il whale watching, ossia l’osservazione di questi animali durante il nuoto superficiale , quando è evidente la pinna dorsale ed il dorso. La popolazione del tursiope all’Asinara viene studiata mediante la foto identificazione, con questo metodo vengono monitorati circa quaranta individui.

 

Pinna nobilis, detta comunemente nacchera, è uno dei bivalvi più grandi del mondo: può raggiungere dimensioni superiori al metro. E’ un endemismo del Mediterraneo, dove vive infossata nei substrati sabbiosi, fangosi e all’interno delle praterie sommerse principalmente tra la superficie e i 50 mt di profondità. Il nicchio è sottile e fragile, con una forma triangolare; sul bordo ventrale della conchiglia esterna sono presenti numerose strie di accrescimento concentriche, che diventano più fitte verso l’estremità posteriore; queste constano di numerose squamule tabulari.

La colorazione esterna è bruno cornea, mentre quella interna è bruno rossastra, con due lobi madreperlacei che si estendono dall’umbone sino alla metà anteriore della conchiglia. I giovani esemplari hanno una conchiglia molto fragile, trasparente e ricoperta di lamelle.

Da alcuni Autori è stato osservato un fenomeno di ecomorfosi: nelle fasi giovanili gli esemplari che vivono sulla “matte” morta di Posidonia oceanica presentano delle squamule molto più sviluppate rispetto agli individui che si fissano nel posidonieto.L’età (e la taglia) alla quale compaiono le ornamentazioni sembra essere molto più tardiva quanto è maggiore la densità della prateria.

Pinna nobilis vive in grandi aggregati sui substrati incoerenti delle praterie sommerse, dove aderisce tramite un robusto bisso. La posizione di impianto è verticale e, se sradicata dalle mareggiate, riesce talvolta con movimenti del bisso a risollevarsi. In ragione delle abitudini filtratorie microfaghe, gli esemplari presentano spesso una particolare orientazione con il lato ventrale delle valve rivolto verso le correnti.

Pinna nobilis produce delle perle bruno-nerastre iridescenti, che non hanno alcun valore commerciale. E’ necessario ricordare che, a causa della sua forte regressione in tutto il bacino del Mediterraneo, e per la sua fragilità ecologica è inserita nella lista degli invertebrati da proteggere e negli allegati della Direttiva Habitat 92/43 CEE.

Nell’isola dell’Asinara Pinna nobilis è distribuita principalmente lungo le coste orientali con maggiore densità all’interno di Cala di Sgombro di dentro, Cala Marcutza, Cala Stagno Lungo e lungo il promontorio di Punta Trabuccato.

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