La Basilica  di  San Gavino  a Porto Torres

                                 a  cura di Maria Bastiana Cocco

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I PORTALI DI SAN GAVINO

portale gemino aragonese

Il portale gemino aragonese, opera di maestri catalani

Sia nella parte meridionale che in quella settentrionale si aprono diverse porte d’ingresso legate alle diverse vicissitudini della Basilica nel corso dei secoli; la porta più antica è la cosiddetta “Porta Santa”, la prima a sud presso l’abside orientale; un altro portale romanico doveva sorgere alla sua sinistra, ma fu sostituito da un portale gemino aragonese, strombato, creato nel Quattrocento per facilitare l’afflusso e il deflusso in Basilica dei fedeli.

Infine sempre sul lato Sud, all’altezza del transetto, vicino alla canonica, sorge la recente porta utilizzata dal parroco per l’ingresso al momento della Messa.

porta presso la canonica

La porta presso la Canonica, sul lato sud

Sul lato Nord è collocata una seconda “Porta Santa”,

aperta in età medievale probabilmente in funzione dell’adiacente cimitero in Atrio Comita, il cui ingresso risulta oggi molto superiore all’attuale piano di campagna; al centro dello stesso lato sorge un secondo portale aragonese; presso l’abside occidentale e in corrispondenza della residenza vescovile sorge un

 portale romanico,

 murato fino ai tempi del restauro condotto da Dionigi Scano ai primi del Novecento, datato alla fine dell’XI secolo e decorato con elementi provenienti dal portale romanico centrale del lato meridionale, spostati dai maestri catalano aragonesi nel Quattrocento al momento della creazione del portale gemino. Si tratta di un ingresso privilegiato esistente già ai tempi della costruzione dell’abside occidentale, destinato appunto agli Arcivescovi e probabilmente anche ai Giudici residenti presso l’Atrio Comita. Fu realizzato con materiale marmoreo di recupero proveniente dalle strutture turritane precedenti; in origine la lunetta di scarico che sormonta l’architrave era libera: la lunetta romanica istoriata che lo sormonta fu aggiunta nel Quattrocento, trasferita dalla parte meridionale e qui riadattata; un’iscrizione posta sullo stipite destro riporta la data 1492 e il nome di un tal Zazo, probabilmente autore della modifica e di alcune modanature.

Il portale è ricco di simboli: la “porta” rappresenta la “santità” e tutto ciò che è fuori è connotato dai simboli del peccato.

 L’architrave

 è un elemento di spoglio paleocristiano decorato con un motivo a tralci d’edera, simbolo di eternità, che venne ripetuto anche sull”interno degli stipiti. Questi sono sormontati da capitelli angolari in marmo, ancora di spoglio e parzialmente riscolpiti con figure umane a tutto tondo e con motivi animali e vegetali a bassorilievo.

 Il capitello sinistro raffigura un uomo tra un leone rampante all”esterno (peccato) e un’aquila all’interno (potere, superbia); il capitello destro raffigura una donna (la Lussuria) tra un motivo classico a spirale all”interno e quattro rosette all”esterno (la Terra?).

L’architrave poggia su due mensole scolpite in età romanica, alla fine XI secolo, recanti all’esterno il motivo dei tralci di vite (simbolo del Cristo) e all’interno due aquile, simboli del potere, ad indicare che si tratta di un ingresso privilegiato.

 La lunetta romanica istoriata,   datata insieme ai capitelli al 1120-1130 e molto danneggiata dagli agenti atmosferici, è costituita da tre blocchi qui adattati nel Quattrocento; la scena riporta un combattimento: cavalieri armati, cavalli muso a muso, fanti armati di lancia e caduti coperti dallo scudo; si tratta probabilmente di una scena di “guerra per la fede”. Sopra l’arco di scarico vi sono invece due elementi decorativi in calcare: al centro una protome felina molto consunta dal tempo e sulla destra il gruppo scultoreo costituito da un leone con una figura umana tra le zampe; per la simbologia medievale il leone aveva una duplice valenza negativa (peccato) e positiva (giustizia, sorveglianza); così l’aquila, contemporaneamente simbolo della superbia, del potere e della contemplazione.

Nel 1441 la sede Arcivescovile fu trasferita a Sassari, ma la Basilica nonostante il quasi totale spopolamento del centro di Torres continuò ad essere frequentata nei periodi dedicati alle festività religiose in onore dei Martiri Turritani, in occasione delle quali avvenivano i pellegrinaggi; documenti del Consiglio Comunale di Sassari certificano che sin dal Quattrocento il Comune sassarese stanziava dei fondi per la celebrazione delle feste legate ai tre Martiri, e che la Confraternita intitolata a Gavino, Proto e Gianuario che organizzava i pellegrinaggi e si occupava del ricevimento dei pellegrini in Basilica aveva la sua sede, oltre che in Atrio Comita (dove si affacciavano gli edifici a servizio di queste attività), anche presso la Cattedrale di San Nicola a Sassari.

Alla fine del Quattrocento, quando si realizzarono le modifiche ai portali di accesso, si eseguirono anche alcune modifiche interne presso le due absidi, creando due cappelle fronteggiate da trifore rette da quattro colonne (due per parte), nuovamente di spoglio.

 

 

 


 

 


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