La Basilica  di  San Gavino  a Porto Torres

                                 a  cura di Maria Bastiana Cocco

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LA CRIPTA DI SAN GAVINO

La cripta come si presenta oggi: il sarcofago strigilato con la porta Inferi

Durante i secoli pericolosi delle scorrerie dei Barbareschi, per evitare che fossero trafugate le spoglie dei Santi, probabilmente si occultò l’accesso al sacello dei Martiri; in seguito nel 1614 l’arcivescovo sassarese Gavino Manca de Çedrelles, nel periodo in cui ferveva la lotta per la maggior antichità e dunque per il primato tra le Arcidiocesi Cagliaritana e Turritana, con l’assistenza di due Padri Gesuiti fece eseguire lo scavo dell’intera navata centrale della Basilica alla ricerca dei tre Corpi Santi, che vennero identificati, dopo un errore iniziale (determinato dall’abbondanza di sepolture ubicate sotto la pavimentazione originaria: siamo al centro di un’articolata area cimiteriale di età paleocristiana e successiva) in un’urna murata in un sacello paleocristiano al centro della Basilica, sotto l’altare maggiore centrale.

La galleria

Ricavò dunque una Galleria sotterranea dallo scavo effettuato e creò più a

 occidente una nuova cripta,

 nella posizione attuale, dove raccolse le spoglie rinvenute, sormontata da

 un’anticripta

 decorata da nicchie rinascimentali con cinque statue marmoree dei Santi Gavino, Proto, Gianuario, Gabino e Antioco, alle quali furono in seguito aggiunte altre statue di Santi, ma in gesso. Sopra queste strutture spostò infine il nuovo altare maggiore, ripavimentando l’intero edificio.

 Di questi scavi si conserva una dettagliata relazione, un vero e proprio “giornale di scavo”, grazie al quale oggi possiamo studiare indirettamente quanto andato irrimediabilmente perduto dietro la furia distruttiva dei picconi degli operai alla ricerca delle Sante reliquie.

 

 

 

 

 


 

 


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