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L'ALLENAMENTO NEL BAMBINO a cura di Marcello  Caria , Giuseppe Solinas e Gabriela Puggioni

I motivi dello sport nel bambino

La pratica dello sport fin dai primi anni di vita è da incoraggiare o meno?

Esistono delle “linee guida” di carattere generale alle quali fare riferimento quando si avvia il bambino alla pratica di una attività sportiva?

Ci sono qualità fisiche che devono essere sviluppate prima di altre?

Cosa si intende per “capacità motorie”?

Quale tipo di sport o attività fisica si può considerare per sviluppare le capacità coordinative nel bambino?

Quale tipo di sport si può considerare ottimale per il bambino ed a che età può iniziare ?

Oltre migliorare le funzioni organico-muscolari vi sono altri tipi di effetti positivi che lo sport esercita sullo lo sviluppo del bambino?

Quanto intenso può essere l’allenamento nel bambino?

E’ opportuna l’attività sportiva agonistica nel bambino?

Quali sono i rischi derivanti da un eccessivo impegno sportivo e allenamenti troppo intensi nel bambino?

Come si fa ad essere certi che il bambino sia fisicamente pronto al passaggio dalla pratica amatoriale a quella agonistica:

Fare sport fa bene sempre ed in ogni caso ?

Come evitare errori nella scelta della attività sportiva cui indirizzare i nostri figli?

E’ opportuna la specializzazione precoce nel bambino?

Quale ruolo devono assumere i genitori?

I motivi dello sport nel bambino

1.      Ne favorisce lo sviluppo armonico,

2.      Ne migliora le capacità motorie e coordinative,

3.      Ha un effetto benefico sulla funzione cardiovascolare e sulla respirazione,

4.      Favorisce la correzione di eventuali difetti fisici minori,

5.      Influisce in modo positivo sullo sviluppo psicologico,

6.      L’abitudine al movimento e all'attività fisica, pongono le premesse per il mantenimento di tale attitudine anche in età adulta,

7.      Ne facilita l'inserimento sociale (soprattutto se pratica uno sport di squadra),

8.      Ne aumenta l'autonomia personale e la capacità di gestione del proprio tempo,

9.      Favorisce la formazione di una sana consapevolezza di sé e di una buona autostima,

10.  Aiuta a crescere, favorendo il distacco dalle figure genitoriali,

 

La pratica dello sport fin dai primi anni di vita è da incoraggiare o meno?

 

La pratica dello sport fin dai primi anni di vita va senz’altro incoraggiata poiché è in grado di indurre sostanziali benefici sullo stato di salute generale del bambino e di stimolare un adeguato sviluppo delle sue capacità motorie. Un corretto sviluppo delle capacità organico-funzionali, (funzioni cardiocircolatoria e respiratoria e metabolica principalmente), unitamente ad un adeguato sviluppo delle capacità motorie del bambino, favorirà inoltre più tardi, in età giovanile, una maggiore predisposizione alla pratica di attività sportive sia agonistiche che amatoriali. L’attività fisica è infine importante perché consente oltre al corretto sviluppo delle capacità organico-funzionali e motorie, di sviluppare delle adeguate capacità psichiche.

 

Esistono delle “linee guida” di carattere generale alle quali fare riferimento quando si avvia il bambino alla pratica di una attività sportiva?

 

Si, esistono. E’ in primo luogo di fondamentale importanza scegliere uno sport che sia adatto all’età del bambino, alle dinamiche di sviluppo delle sue capacità fisiche, motorie e psichiche. Non bisogna poi trascurare le sue aspettative di relazione e di confronto sociale. L’attività sportiva deve infatti venire incontro alle esigenze ludiche del bambino, l’approccio all’attività fisica nel bambino deve pertanto rispondere alle esigenze di piacevolezza e divertimento derivanti dall’attività praticata e non deve essere intesa, se non che nel contesto del gioco, come occasione d’affermazione personale, di competizione e superamento degli altri. Bisogna sempre tener presente che soltanto una solida motivazione al movimento (in questo caso il divertimento) è in grado di sviluppare un reale e duraturo interesse verso la pratica fisico-sportiva in età successive, e che l’abitudine all’attività fisica si costruisce fin da bambini.

 

Ci sono qualità fisiche che devono essere sviluppate prima di altre?

 

Certo, esistono periodi dello sviluppo (definiti “fasi sensibili”) nei quali c’è un’allenabilità molto favorevole per una determinata capacità motoria o classe di compiti motori (ad esempio sviluppo della mobilità articolare piuttosto che del perfezionamento del gesto atletico specifico). Questi periodi sono pertanto “sensibili” per quella classe di compiti motori. Analogamente è presente la medesima sensibilità anche verso metodi di allenamento inadeguati o sbagliati. Ad esempio, se non si utilizzano gli anni dell’infanzia più favorevoli per la formazione della coordinazione e della tecnica sportiva, o si permette che in questa fase si instaurino comportamenti motori errati, le conseguenze negative saranno sicuramente più vistose e quindi più durature che in altri periodi.

 

Cosa si intende per “capacità motorie”?

 

Sono quelle capacità che consentono l’attuazione, lo sviluppo e l’eventuale mantenimento dei gesti e/o della prestazione motoria.

 Si sviluppano parallelamente allo sviluppo degli apparati coinvolti nella prestazione (sistema nervoso, cardiovascolare, respiratorio, metabolico e muscolo scheletrico), e si dividono in capacità motorie precoci, intermedie, tardive e capacità neutre, ovvero sviluppabili durante tutto il corso dell’infanzia e adolescenza).

Capacità precoci (periodo prescolare) sono considerate le capacità coordinative:

            Apprendimento motorio

            Frequenza dell’atto motorio

            Mobilità articolare passiva

Capacità intermedie (verso la fine del periodo scolare elementare e per tutta la prima fase puberale vanno allenate con attenzione crescente)

            Mobilità articolare attiva

            Forza rapida

            Resistenza alla forza

            Rapidità di movimento aciclico (acelleraz. decelleraz.)

Capacità tardive (fase postpuberale)

            Forza massima

            Resistenza anaerobica

Capacità neutre

            Resistenza aerobica

 

Quale tipo di sport o attività fisica si può considerare per sviluppare le capacità coordinative nel bambino?

La ginnastica artistica, il minibasket od il calcio, per citare solo alcuni esempi, sono tutte attività che inducono uno stimolo motorio molto efficace per lo sviluppo delle capacità di coordinazione connesse, come accennato, allo sviluppo del sistema nervoso in età evolutiva. L'età sensibile per lo sviluppo di tali capacità deve essere compresa tra i 6 e gli 11 anni poichè coincide con il massimo lo sviluppo del sistema nervoso. In questa fase della crescita, con adeguati allenamenti si possono ottenere ottimi risultati nell'allenamento delle abilità coordinative, nel rispetto della crescita e della salute. Uno stimolo allenante adeguato della capacità coordinative aiuta di riflesso lo sviluppo del sistema nervoso e in particolare la capacità di orientamento spazio - temporale, la capacità di abbinare fasi di movimenti in uno schema motorio complesso, la capacità di coordinazione fine, la capacità di equilibrio, e di ritmo. Infine il bambino/a avrà benefici anche sul piano emotivo (miglior controllo emotivo) e cognitivo (miglior apprendimento).

 

Quale tipo di sport si può considerare ottimale per il bambino ed a che età può iniziare?

 

Verso i 3 anni si può iniziare con il “baby nuoto”, un programma di acquaticità che si sviluppa nel rispetto delle esigenze evolutive del piccolo, che in acqua rivive l’habitat della vita intrauterina.

Dai 3 ai 6 anni sono indicati il nuoto, il calcio e tutte quelle attività chiamate “ludico-motorie”, in grado cioè di avviare il bambino all’attività sportiva attraverso un approccio vissuto sotto forma di gioco e di svago.

Fino agli 8 anni sono consigliate le discipline che favoriscono un migliore controllo dei movimenti ed una maggiore disponibilità all’accettazione di regole caratteristiche riscontrabili in discipline quali  le arti marziali, la ginnastica ritmica e artistica, la danza.

Dopo gli 8 anni, quando il bambino è in grado di accettare le regole e le dinamiche del gruppo, il gioco motorio assume il carattere tipicamente presportivo. A questa età sono soprattutto adatti gli sport di squadra quali il calcio, il minibasket (pallacanestro), il minivolley (pallavolo) e il minihandball (pallamano).

Gli sport di squadra favoriscono tra l’altro la socializzazione e lo sviluppo delle relazioni interpersonali che è uno dei principali insegnamenti dello sport. Vivere in gruppo, rispettare le regole del gioco sono elementi che costituiscono un'ottima palestra per migliorare il proprio rapporto con se e con gli altri.

 

 

Oltre migliorare le funzioni organico-muscolari vi sono altri tipi di effetti positivi che lo sport esercita sullo lo sviluppo del bambino?

 

La pratica di una attività sportiva stimola in effetti lo sviluppo di alcune capacità cognitive, insegna ad affrontare situazioni imprevedibili ed difficoltà improvvise. Analizzare una situazione di gioco, individuarne le soluzioni, comprendere i rapporti causa effetto, e i meccanismi di svolgimento delle azioni di gioco, sono tutte qualità di carattere generale il cui sviluppo è necessario per la salute complessiva del bambino che include evidentemente anche una maturazione delle sue capacità cognitive.

 

Quanto intenso può essere l’allenamento nel bambino?

Come criterio generale, la pratica di qualsiasi attività motoria dovrebbe rispettare le soglie di allenabilità per quella particolare età delle varie strutture dell'organismo in crescita, evitando di sottoporre organi e funzioni a carichi specifici che potrebbero risultare dannosi per la crescita. Nel bambino di 6 anni per esempio, bisognerebbe favorire lo sviluppo delle competenze coordinative (molto legate in maniera biunivoca alla maturazione del sistema nervoso), insieme alla funzionalità dei grandi apparati (cardiaco, respiratorio). A questa età bisogna viceversa evitare eccessivi carichi alle strutture muscolo-tendinee e scheletriche e pertanto non favorire lo sviluppo della forza. Va tenuto presente inoltre che gli eccessivi stress fisici (e psicologici) possono, in fase pre-puberale, alterare gli equilibri ormonali.

 

E’ opportuna l’attività sportiva agonistica nel bambino?

In generale prima dei 12 anni si sconsiglia nel bambino la pratica sportiva a livello agonistico, prima di questa età, infatti, non sussistono ancora i presupposti psicofisici idonei per affrontare sia gli intensi carichi di lavoro a livello fisiologico che le sollecitazioni di tipo psicologico che l’attività agonistica comporta.

 

Quali sono i rischi derivanti da un eccessivo impegno sportivo e allenamenti troppo intensi nel bambino?

Allenamenti eccessivamente  intensi o stressanti possono causare nel bambino dei danni all'apparato locomotore piuttosto che favorirne lo sviluppo armonico e la crescita. L'eccessivo stress cui è sottoposto il bambino può inoltre comportare una perdita di interesse e piacevolezza e quindi un precoce abbandono con perdita della possibilità di usufruire dei benefici derivanti da una regolare e costante pratica sportiva a quest'età. Qualsiasi eccesso di carico fisico, in quanto generatore di stress, può influire, mediante modificazioni ormonali, sulla comparsa del menarca e lo sviluppo puberale in età pre-puberale.

Come si fa ad essere certi che il bambino sia fisicamente pronto al passaggio dalla pratica amatoriale a quella agonistica:

Purtroppo il passaggio dall’attività amatoriale all’agonismo non è legato, come dovrebbe, a parametri prettamente medici che tengono conto della reale età “psicofisica” del bambino, ma è piuttosto stabilito dalle singole federazioni sportive. Per il calcio, per esempio, il passaggio all’attività agonistica è dato dal raggiungimento dei 12 anni, indipendentemente dalla maturità psicofisica del bambino. Nel bambino occorre infatti considerare non soltanto le caratteristiche fisiche di peso e altezza e età ma anche il grado di maturazione di tutti gli apparati coinvolti nell’attività fisica, e specificatamente delle funzioni cardiovascolare, respiratoria e metabolica. Un bambino di setto/otto anni, per esempio, non è in grado di sopportare attività sportive che richiedano elevata resistenza, né è capace di mantenere uno sforzo muscolare elevato per periodi molto lunghi. La prestazione fisica tipica del bambino è piuttosto caratterizzata dall’essere anche molto intensa ma di breve durata, salvo poi poter esser ripetuta dopo un breve periodo di riposo. In questo senso gli sport di squadra, scuola calcio,  minibasket, minivolley e minihandball, consentono l’alternarsi di periodi brevi e intensi a periodi di relativa calma che sono particolarmente congeniali alla tipica performance del bambino.

 

 

Fare sport fa bene sempre ed in ogni caso ?

 

Per fortuna sono abbastanza rare le condizioni patologiche che nel bambino o nell’adolescente costituiscono una controindicazione assoluta alla pratica dello sport. Si tratta soprattutto di patologie cardiache, congenite o acquisite nelle quali occorre definire con precisione l’entità delle limitazioni funzionali. Tuttavia, anche in questi casi, è ancora possibile avviare il bambino alla la pratica dell’attività fisica, previa però definizione del tipo e dell’intensità dell’attività adeguata alla condizione del bambino. Vi sono infatti condizioni patologiche compatibili con ogni livello di attività fisico-sportiva, inclusa quella agonistica, ed altre nelle quali sono consentiti solo certi livelli di attività.

 

Come evitare errori nella scelta della attività sportiva cui indirizzare i nostri figli?

 

Bisogna innanzitutto essere attenti e cogliere i segnali che il bambino ci fa pervenire. La scelta dello sport deve assecondare la curiosità dei nostri figli. E’ opportuno evitare la specializzazione precoce bisogna piuttosto utilizzare questa fase della vita per far sperimentare al bambino i vari tipi di sport praticabili, sotto questo profilo l’età infantile, può servire per curiosare tra le varie discipline.

 

E’ opportuna la specializzazione precoce nel bambino?

Nel bambino va evitata una specializzazione del gesto motorio poiché i programmi di allenamento che utilizzano pochi e ripetitivi gesti, hanno insito il rischio, quasi inevitabile, di rallentare o peggio, di bloccare, i processi di apprendimento motorio del bambino. Un programma di attività fisica «unilaterale e standardizzato» ha infatti come obbiettivo principale quello di allenare e sviluppare la qualità fisica maggiormente coinvolta in quella determinata disciplina sportiva. L’attività sportiva nel bambino deve rifarsi al Principio della Polivalenza. Le attività motorie praticate dal bambino devono avere cioè carattere orientato allo sviluppo di capacità ed abilità la cui trasferibilità, valenza e validità siano molteplici.

 

Quale ruolo devono assumere i genitori?

 

Purtroppo molti genitori tendono a proiettare sui propri figli i loro mancati successi. In termini di attività sportiva ciò significa che se uno dei due genitori è stato un’atleta mancato, questo tende a proiettare sul figlio questo sua voglia di rivalsa. Tutto ciò è estremamente pericoloso, perché in questo modo i bambini vengono caricati di una responsabilità che non compete loro. Anche se non vengono esplicitamente pronunciati dai genitori, esistono dei messaggi che arrivano ai figli a livello inconscio e che condizionano non sempre positivamente le loro reazioni. Esistono poi genitori che considerano la pratica di un’attività sportiva da parte dei propri figli al pari di una vera e propria forma d’investimento senza tener in alcun conto le reali propensioni del bambino: “farai calcio perché potrai diventare ricco e famoso!”. Volendo trascurare i limiti di un tale modello educativo, quando lo sport entra nell’asse del dovere nella vita di un bambino, si va contro le linee guida generali cui ispirarsi nell’avviare un bambino alla pratica di un’attività sportiva. Lo sport nel bambino deve innanzitutto essere divertimento

 

A partire dai 14 anni è possibile effettuare anche allenamenti mirati allo sviluppo della forza, con una preferenza per gli sport di squadra: pallanuoto, calcio, pallavolo, pallacanestro

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