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  L'AEROBICA ALLUNGA LA VITA   di   Marcello Caria

Il lavoro aerobico, a differenza di quello anaerobico, determina un impegno da modesto a molto rilevante degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, apparati questi deputati alla captazione ed al trasporto dell’ossigeno ai muscoli che ne fanno richiesta e quindi obbligatoriamente impegnati in questo tipo di attività.

 Il lavoro aerobico, e questo è un concetto fondamentale, è quindi un lavoro che “allena” non solo i muscoli attivi ma anche gli apparati respiratorio e cardiocircolatorio dei quali migliora le funzioni, favorisce inoltre la capillarizzazione dei distretti muscolari e del muscolo cardiaco del quale migliora l’efficienza, favorisce la mobilizzazione dei depositi lipidici e ritarda inoltre l’insorgenza di certe patologie cardiovascolari che, se già presenti, possono essere migliorate nell’evoluzione.

Pertanto si può senz’altro affermare che l’esercizio aerobico è molto più completo di quello anaerobico il quale viceversa impegna in misura minore oltrechè non altrettanto corretta, tali apparati e può inoltre essere, ad elevati livelli di attività, molto più stressante sotto il profilo dell’impegno articolare e muscolare o, più in generale, biomeccanico. Alla luce di queste considerazioni verrebbe da chiedersi quale sia allora il “senso” del lavoro anaerobico. Il seguente è forse un esempio di facile comprensione che ci può aiutare a rispondere a questa domanda. Quando i nostri antenati inseguivano le prede nelle savane o nelle foreste avevano evidentemente bisogno sia di un efficiente sistema aerobico che gli conferiva resistenza all’inseguimento, che di un efficiente sistema anaerobico che forniva una elevata potenza muscolare per saltare ostacoli, scattare nella fase finale dell’inseguimento o lanciare l’arma nel momento cruciale della caccia. I due sistemi aerobico ed anaerobico erano cioè entrambi necessari per la sopravivenza della specie. Ora se è vero che non dobbiamo più inseguire le prede nelle savane è pur sempre vero che un gran numero di attività fisiche della vita quotidiana oltrechè un gran numero di attività sportive mimano la condizione sopra descritta.

 Queste attività sono definite appunto “ad impegno aerobico-anaerobico” o “attività di tipo misto” in quanto sono caratterizzate dall’impegno di entrambi i sistemi. In ambito sportivo vanno ricordati tra questi tutti gli sports di squadra quali la pallavolo, il calcio, la pallacanestro, ma anche sport individuali quali il tennis, il ciclismo, il pugilato, etc., tutti sports nei quali l’atleta, fermo o impegnato per esempio in una corsa moderata o di media intensità (prestazione tipicamente aerobica), può essere chiamato ad eseguire all’improvviso uno scatto prolungato, un salto o una serie di salti (prestazioni di potenza tipicamente anaerobiche). D’altra parte è anche vero il contrario, infatti, anche nel corso di una attività tipicamente di resistenza o aerobica quale una gara di 5000, 10000 metri, una maratona o ancora nei 1500 metri nuoto o in una gara ciclistica, sul finire o anche durante la prestazione l’atleta può essere chiamato all’esecuzione di uno sprint o scatto (prestazione anaerobica) per rispondere ad un attacco o perchè in dirittura d’arrivo. Detto questo va anche ricordato che le qualità aerobiche di un individuo dipendono grandemente sia dalle caratteristiche costituzionali che come sappiamo sono geneticamente determinate, che dal livello di allenamento specifico dell’individuo. Vediamo di chiarire con un esempio questo concetto.

Una seduta di spinning bike o cardiofitness ad un determinato livello di attività, in soggetti peraltro comparabili sotto il profilo delle caratteristiche antropometriche sesso, età, peso altezza etc.), può corrispondere ad una condizione di pura aerobiosi per l‘individuo con un buon livello di allenamento o buone capacita aerobiche innate ed ad un impegno di tipo misto (aerobico-anaerobico) per il soggetto meno preparato o dotato. E’ un concetto questo che andrebbe tenuto in seria considerazione non solo dai frequentatori delle palestre ma anche e soprattutto dagli istruttori, i quali spesso dimenticano che lo spirito di emulazione e competizione possono, oltrechè disattendere uno dei principi fondamentali dell’allenamento, ovvero la gradualità dello sforzo, portare individui non allenati e quasi sempre non valutati sotto il profilo medico sportivo, a livelli di stress cardiovascolare non scevri da rischi. Per risolvere questo problema la tecnologia mette oggi a disposizione strumenti di facile uso e di costo abbastanza contenuto. Tra questi va ricordato senz’altro il cardiofrequenzimetro grazie al quale ci si può fare un’idea, sulla base delle frequenze cardiache rilevate del tipo di impegno muscolare (aerobico od anaerobico) raggiunto. Perché allora non iniziare a praticare una attività fisica più informata, magari rinunciando, per rimanere nel budget, ad un capo di abbigliamento da palestra all’ultima moda ma del tutto inutile, per dotarci invece di uno strumento non solo utile, ma che ci costringe anche ad acquisire un approccio più scientifico nei confronti dell’attività fisica che pratichiamo.

Chiarito, spero, il concetto di attività aerobica, voglio chiudere ricordando che è senz’altro consigliabile e opportuno inserire in un programma di attività fisica bilanciato una buona quota di attività aerobica, perché questa, parafrasando uno spot pubblicitario di moda qualche anno fa, è quella che più di qualunque altra……… “allunga la vita”.

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