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FITNESS , NON SOLO BENESSERE FISICO    di Marcello Caria

 Gli effetti benefici indotti dell’attività fisica sugli apparati cardiovascolare, respiratorio, osteo-articolare e muscolare sono oggetto di continue campagne di informazione da parte dei media e credo di poter affermare che oggi solo i più distratti possono ignorarli. Meno noti sono forse gli effetti, anch’essi in generale  positivi, che l’attività fisica induce sulla sfera neuro-psichica dell’individuo. Più volte ci siamo intrattenuti su questa rivista sui meccanismi alla base del miglioramento delle funzioni cardiovascolare, respiratoria e muscolo-scheletrica per effetto della pratica costante di un’attività fisica, mentre probabilmente ci siamo soffermati meno sulle relazioni tra la sfera “neuro-psichica” o se preferite tra “benessere psichico” e attività fisica. Ma quale è il nesso fisiologico che lega l’attività fisica alla condizione psichica di un individuo? Il discorso non è né breve nè semplice, ma mi sforzerò, per quanto possibile in termini elementari di chiarire o quantomeno dare alcuni elementi ai fini della comprensione di tale nesso.

Tutte le funzioni del nostro organismo soggiacciono ad un controllo molto raffinato e rigoroso ed i sistemi che si occupano di tali controlli, definiti appunto “Sistemi di Controllo”, sono due: il Sistema Nervoso ed il Sistema Endocrino. Questi sistemi lavorano di concerto e con ambiti di sovrapposizione molto marcati. Vediamone alcune caratteristiche utili alla comprensione del nostro problema.

Da un punto di vista funzionale il sistema nervoso è costituito da due sezioni, la prima è nota come “Sistema Nervoso della Vita di Relazione”, in quanto ci consente di metterci in relazione col mondo che ci circonda. Per intenderci, questa componente del sistema nervoso ci abilita a ricevere gli stimoli di natura diversa  provenienti dal mondo esterno i quali, una volta trasferiti ai centri superiori possono essere percepirti in base alla natura dello stesso stimolo, per esempio caldo, freddo, dolore, tatto, etc. Inoltre, sempre attraverso questa sezione del sistema nervoso, possiamo elaborare delle risposte motorie a tali stimoli che possono essere sia riflesse che volontarie e che si attuano attraverso un’attivazione della muscolatura scheletrica. L’altra sezione del sistema nervoso è definita “Sistema Nervoso Autonomo o Vegetativo” in quanto i controlli che questa sezione esercita sono per lo più indipendenti dalla volontà (autonomi appunto) e si effettuano sulla muscolatura dei visceri (apparato cardiovascolare, respiratorio, digerente urogenitale ect.), ma non coinvolgono il muscolo scheletrico. Questo sistema è poi articolato in due sottosezioni dalle buffe denominazioni di “Sistema Nervoso Ortosimpatico” o semplicemente “Simpatico” ed il “Sistema Nervoso Parasimpatico”. Queste due sezioni controllano tutte le funzioni dei nostri organi agendo per lo più con effetti antagonisti sulla funzione d’organo che controllano: in poche parole se l’ortosimpatico esercita un azione eccitatoria della funzione cardiaca, il parasimapatico la deprime, e così via per molte altre funzioni, respiratoria, digestiva, urogenitale etc. Normalmente le influenze dei due sistemi stanno tra loro in un rapporto di equilibrio e la funzione dell’organo in ogni istante è espressione di tale duplice e contrapposta azione. Tuttavia occasionalmente e temporaneamente, per effetto di circostanze particolari quali ad esempio quelle che si verificano durante la pratica di un’attività fisica, l’azione di un sistema può prevalere su quella dell’altro. Dei due sistemi, il “Simpatico” si è evoluto e specializzato per preparare l’animale a rispondere a situazioni di stress o pericolo. Questa reazione è stata accuratamente descritta da un fisiologo, Cannon, il quale intorno agli anni 30 dello scorso secolo si occupò per primo di studiare l’organizzazione e le funzioni del sistema nervoso vegetativo. Egli definì questa risposta come risposta del tipo “figth or flight” che tradotto in altri termini sta a significare che l’animale di fronte ad una situazione di pericolo che ne minaccia la sopravivenza o che al contrario è fondamentale per la propria sopravivenza a seconda che la situazione sia quella di preda o predatore, deve prepararsi od al combattimento, “to fight = combattere” od alla fuga “to fly = volare, scappare”. Tuttavia in entrambi casi l’efficienza del sistema cardiovascolare, muscolare e metabolico devono essere al massimo della loro potenzialità se si vuole avere la chance di farla franca se preda, o di spuntarla nel combattimento se predatore. A testimonianza di quanto sia neccessaria questo tipo di  risposta vale la pena ricordare che l’animale privo del sistema simpatico è incapace di sopravvivere nell’ambiente naturale mentre può in un ambiente protetto. Diametralmente opposta è l’azione del Sistema Nervoso Parasimpatico che governa la risposta del tipo “rest and digest” ovvero del riposo da “to rest = riposare, rilassare” e delle funzioni digestive da “to digest = digerire”. Le molecole che vengono liberate dalle terminazioni nervose di questi due sistemi, in termine tecnico mediatori chimici, sono molto diverse. Soprattutto importanti ai fini di quanto accade in corso di attività fisica sono i “mediatori chimici” rilasciati dal sistema simpatico, ovvero la  noradrenalina. Questa molecola svolge peraltro anche la funzione di ormone quando viene co-rilasciata insieme ad una molecola molto simile, l’adrenalina, da una coppia di ghiandole poste al di sopra dei reni e per questo motivo denominate “surrenali”. Le espressioni “scarica di adrenalina” o “adrenalina a mille” che fanno ormai parte del linguaggio comune, si riferiscono proprio alla liberazione massiva ed improvvisa che si può avere, in situazioni particolari, delle due “catecolamine”, adrenalina e noradrenalina appunto, le quali si accumulano nella porzione più profonda di tali ghiandole. In situazioni di stress i due sistemi, nervoso simpatico ed endocrino, lavorano quindi di concerto, l’uno (il sistema simpatico), con una azione più mirata, specifica e pronta e l’altro (sistema ormonale), con un’azione più generalizzata e diffusa per arrivare a produrre degli effetti sinergici finalizzati alla ottimizzazione della funzione dei diversi sistemi, cardiovascolare, respiratorio muscolo scheletrico e metabolico. Molti di questi effetti abbiamo più di una volta sperimentato e sperimentiamo di continuo nel corso della nostra esistenza. Tra questi alcuni sono chiaramente percepibili come l’aumento della frequenza cardiaca della ventilazione e della sudorazione, altri si attuano senza che ce ne abbiamo coscienza  come ad esempio l’incremento della pressione arteriosa, dell’irrorazione muscolare od ancora l’incremento della velocità delle reazioni metaboliche e l’aumento della mobilizzazione, dai depositi delle cellule del fegato, di glucosio in circolo. La disponibilità di questo substrato energetico è infatti particolarmente importante per il muscolo che si accinge ad cimentarsi o è impegnato in una prova, motoria”.

Esse costituiscono una reazione certamente  positiva se viene vissuta e gestita dall’atleta in modo opportuno. L’azione di questi “mediatori chimici – ormoni”, non si limita tuttavia a quelli appena citati ma incide anche su certe aree del sistema nervoso centrale, e qui veniamo alle influenze sulla sfera “neuro-psichica”,  su cui svolgono  una azione marcatamente eccitatoria che si concretizza con una iperattività ed esaltazione della prontezza di riflessi che si associano per di più ad una ridotta percezione della fatica fisica e del dolore. E’ inutile sottolineare che si tratta di condizioni certamente vantaggiose in chi sta effettuando uno sforzo fisico, soprattutto se intenso. Per questo motivo l’assunzione prima della gara, di molecole che esercitino effetti sovrapponibili a quelli delle catecolamine fisiologicamente liberate in circolo, è considerata illecita e tali molecole sono considerate “dopanti”.

Ma l’azione di controllo che il “Sistema Endocrino” esercita in corso di attività fisica non si limita al rilascio delle catecolamine, infatti in situazioni di stress psico-fisico vengono rilasciati diversi altri ormoni (ormoni dello stress appunto) i quali esercitano effetti diversi ma sempre finalizzati all’ottimizzazione della performance fisica. Questi ormoni vengono rilasciati in circolo da ghiandole diverse e sono: l’ormone “adrenocorticotropo o corticotropina ipofisaria” poiché viene rilasciato da una ghiandola, l’ipofisi, situata profondamente nella scatola cranica ed in stretta connessione anatomica con un'altra struttura localizzata nel sistema nervoso centrale che si chiama “Ipotalamo”. Questa struttura esercita a sua volta un controllo sul sistema nervoso autonomo ed è in stretta relazione reciproca con aree cerebrali specializzate nella genesi del “tono affettivo” (leggi umore) e delle emozioni. Vi sono poi le “endorfine” liberate anche queste dall’ipofisi ma anche da altre sedi del sistema nervoso centrale, che sono ormoni proteici costituiti da brevi sequenze di aminoacidi dotati di azione euforizzante e analgesica. Ed infine vi sono gli ormoni “glicocorticoidi” tra i quali il “cortisolo” ed “cortisone” che esplicano tra gli altri effetti un’azione antinfiammatoria, utile per ridurre il dolore che può insorgere per effetto di uno stress muscolare eccessivo. Tra gli ormoni sessuali la cui concentrazione può aumentare in circolo per effetto di una stress fisico intenso va ricordato il testosterone, ormone maschile che agendo su aree specifiche del sistema nervoso centrale induce un incremento della aggressività e quindi della competitività.

Il sistema ormonale e nervoso (simpatico e parasimpatico) agiscono quindi con diverse modalità sulla sfera emotiva di quanti praticano un’attività fisica, anche quando effettuata a livello non agonistico. E se gli effetti di tali azioni sulla prestazione fisica sono  normalmente favorevoli, quelli che influenzano la sfera emotiva possono anche essere vissuti in modo non sempre piacevole. Di norma gli effetti eccitatori ed euforizzanti indotti dal rilascio delle catecolamine “adrenalina e noradrenalina” e “beta endorfine” sono desiderati o addirittura ricercati dagli atleti agonisti. Tuttavia in alcuni individui tale ipereccitabilità può determinare uno stato di eccessiva ipersensibilità, insonnia (molti avranno sperimentato di persona quali siano gli effetti di una attività fisica intensa praticata nelle ore che precedono il riposo notturno) e nervosismo. Ma non tutte le attività fisiche agiscono allo stesso modo ed infatti sotto questo  profilo si possono distinguere:

1 Le attività di resistenza o endurance (corsa, bicicletta, nuoto, aerobica, etc.). Queste attività se inizialmente si associano ad una lunga attivazione del sistema simpatico,  determinano poi nella fase di recupero una prevalenza del tono parasimapatico ed uno stato di rilassamento (rest) caratterizzato da riduzione della frequenza cardiaca, riduzione del tono muscolare e della eccitabilità.

2 Le attività di potenza, forza ma anche di destrezza (body building, pugilato, danza etc.), sembra viceversa che si associno a livelli di catecolamine ed endorfine più elevati e duraturi che condizionano uno stato prolungato di ipertonia, ipereccitabilità, insonnia e talvolta irritabilità.

Quindi cari utenti del pianeta “fitness” nella programmazione della vostra attività vedete di tener conto anche delle vostre specifiche tendenze.…”affettive”. Se conducete una vita eccessivamente stressante ed iperattiva dove già l’adrenalina è “a mille” e siete eccessivamente “gasati” è forse opportuno prendere in considerazione una attività fisica che faciliti il rilassamento psicofisico, viceversa se siete inclini ad una condizione depressiva, dovreste forse prediligere un’attività di potenza che faciliti il ripristino di un più consono “tono affettivo”.

                                                                                                 

 LA RISPOSTA "DI RILASSAMENTO"

La risposta “di rilassamento” non va confusa con il semplice rilassamento, dal quale differisce anche sotto il profilo fisiologico, ma è piuttosto una risposta specifica indotta da processi di condizionamento e dall’allenamento ed è evocabile, eseguendo opportuni esercizi, “su richiesta” del soggetto. E’ caratterizzata da una riduzione dell’attività del “Sistema Nervoso Simpatico” e da una prevalenza del tono “Parasimpatico” che si traducono in una riduzione del consumo d’ossigeno, della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa. Vi è inoltre una modificazione del ritmo elettroencefalografico con incremento delle onde “alfa”, normalmente associate ad uno stato di “veglia rilassata”. Imparare ad indurre una “risposta di rilassamento” si può ed è anzi una pratica che viene normalmente insegnata in molte discipline associate a religioni orientali quali ad esempio il Buddismo Zen. Si può indurre una risposta “di rilassamento” stando seduti, in posizione confortevole, focalizzando la propria attenzione su di un oggetto, bloccando tutte le altre distrazioni, mentre si ripete una parola od una frase. La risposta “di rilassamento” agirebbe riducendo la risposta degli organi bersaglio all’azione delle catecolamine “adrenalina e noradrenalina”. Sarebbe inoltre capace  di indurre delle modificazioni stabili nel “Sistema nervoso Simpatico” che si estendono oltre il periodo di allenamento. Alcuni studi dimostrerebbero l’efficacia della risposta “di rilassamento” nel controllare certi disturbi del ritmo cardiaco ed anche nel controllo dell’ipertensione arteriosa di grado lieve. Se praticata correttamente e con regolarità può costituire un ottimo antidoto per contrastare lo stato di iperattività del “Sistema Nervoso Simpatico” che purtroppo sempre più si associa a ritmi imposti dalla vita moderna.    

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